La grande bugia dell'istinto materno

Pubblicato il 9 giugno 2026 alle ore 14:48

C’è una frase che le madri sentono ripetere in continuazione.

“Tranquilla, l’istinto materno ti guiderà.”

Sembra rassicurante. Quasi poetica.
Una promessa implicita: quando nascerà tuo figlio, saprai esattamente cosa fare.

E invece spesso succede tutt’altro.

Succede che hai un neonato in braccio, dormi pochissimo, piange da ore, qualcuno ti dice che “dovrebbe già dormire tutta la notte”, qualcun altro che “lo tieni troppo in braccio”, qualcun altro ancora che “così lo vizi”.
E tu ti ritrovi a pensare una cosa che molte madri non osano dire ad alta voce:

Ma perché io non lo so fare?

La verità è che l’istinto materno, così come ci viene raccontato, è una grande bugia culturale.

Non perché le madri non abbiano sensibilità, intuizione o capacità profonde.
Ma perché crescere un essere umano non è un atto istintivo semplice. È un processo complesso, relazionale, biologico, culturale.

E soprattutto non si fa nel vuoto.

Nel mio lavoro incontro ogni giorno genitori intelligenti, informati, amorevoli.
Eppure spesso arrivano da me pieni di dubbi, sensi di colpa, frustrazione.

Non perché non siano capaci.

Ma perché sono immersi in un mare di informazioni contraddittorie.

Qualcuno ha detto loro che un neonato “dovrebbe già dormire tutta la notte”.
Qualcun altro che “se lo prendi in braccio troppo non imparerà mai a dormire”.
Qualcun altro ancora che “l’allattamento crea dipendenza”.

E così succede una cosa curiosa:
persone preparate, brillanti, competenti nella loro vita professionale… iniziano a dubitare completamente di sé appena diventano genitori.

Non è un caso.

Viviamo in un’epoca in cui la genitorialità è diventata un terreno di opinioni fortissime e conoscenze molto fragili.

E quando la scienza viene sostituita dalle convinzioni tramandate, il risultato è quasi sempre lo stesso: genitori confusi e bambini fraintesi.


C’è una cosa che mi colpisce spesso quando parlo con i genitori.

La velocità con cui un bambino diventa un “progetto”.

Progetto sonno.
Progetto svezzamento.
Progetto autonomia.
Progetto sviluppo.

Tutto deve succedere presto.
Tutto deve essere ottimizzato, se possibile “perfetto”.

Dormire tutta la notte.
Togliere il pannolino velocemente.
Imparare a stare da soli.
Gestire le emozioni.

Ma un bambino piccolo non è un progetto di performance.

È un sistema nervoso in costruzione.

Il neuropsichiatra Daniel Siegel lo spiega molto bene quando dice:

“Il cervello dei bambini si sviluppa dentro le relazioni.”

Questo significa che sicurezza, regolazione emotiva, autonomia e capacità di dormire bene non nascono dalla pressione… ma dalla connessione.

 

I genitori di oggi però, hanno il tempo e le risorse necessarie per avere questo privilegio?

Se ti va, rispondimi.. vorrei confrontarmi con voi!


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